Nel corso della presentazione della Relazione annuale, sono stati resi noti anche i primi due pareri d’ufficio emessi dalla Commissione, espressi di propria iniziativa secondo quanto previsto dall’art. 13 bis, sul tema degli investimenti a favore dei settori giovanili e su quello dei requisiti di solidità finanziaria.
Con il primo parere d’ufficio, la Commissione ha posto all’attenzione del Governo e del Parlamento, oltre che della Federazione interessata, il tema della disarmonia fra l’attenzione che il Legislatore ha nel tempo mostrato “alla salvaguardia e alla promozione” dell’attività giovanile, “riconoscendo e destinando contributi pubblici e sgravi fiscali a favore della valorizzazione dei calciatori”, e la mancata predisposizione di meccanismi di verifica sulla destinazione di quelle risorse pubbliche e sul raggiungimento degli obiettivi prefissati, “anche in vista di possibili ulteriori interventi, che peraltro sono sollecitati dal mondo dello sport”. Negli indicatori economici descritti nei regolamenti federali, gli unici che la Commissione è tenuta ad applicare nello svolgimento dei compiti ad essa intestati dalla legge, il solo riferimento all’attività delle squadre giovanili riguarda “l’esclusione dei costi del personale dei calciatori professionisti Under 23 eleggibili per le Nazionali italiane ai fini del calcolo dell’indicatore del costo del lavoro allargato e, per le sole società calcistiche di Serie A, l’introduzione, a decorrere dalla stagione sportiva 2027/2028, della regola del pareggio di bilancio in cui vengono considerati investimenti virtuosi i costi direttamente attribuibili alle attività del settore giovanile, al fine di migliorare il risultato di bilancio complessivo”. Secondo quanto indicato nel parere, dunque, si ravvisa l’opportunità di dare maggior peso negli indicatori patrimoniali a “tutti gli investimenti nel loro complesso nei settori giovanili e i relativi flussi finanziari ed economici dagli stessi generati, compresi i pagamenti di premi di formazione tecnica effettuati a favore delle società formatrici, a garanzia dell’effettività degli stessi”, e di dotarsi di strumenti che consentano di verificarne l’effettività di impiego e i conseguenti risultati.
Con il secondo parere d’ufficio, la Commissione ha rilevato la limitatezza degli attuali indicatori patrimoniali, fattore che, anche in ambito federale, è stato recentemente valutato fra i fattori che condizionano lo sviluppo del sistema calcistico italiano. Ad avviso della Commissione, i parametri oggi vigenti non offrono sufficienti garanzie che i club ammessi alle competizioni, e quindi a iniziarle, siano anche in grado di portarle a termine. In particolare, dall’esperienza applicativa si trae come gli attuali indicatori patrimoniali rappresentino un indice di liquidità di breve periodo più che un vero e proprio requisito di solidità finanziaria di medio-lungo periodo e non riescono ad evitare il sorgere di stati di insolvenza delle società sportive e, di conseguenza, il ricorso alle procedure concorsuali previste dal Codice della Crisi di Impresa, come dimostrato, solo nella stagione appena trascorsa, dai casi di Rimini e Ternana. Determinando, inoltre, una più o meno incisiva riscrittura della classifica, per come sino a quel momento formatasi sulla base dei risultati sul campo, con annullamento degli effetti delle partite fino a quel momento disputate dal club estromesso dalla competizione. E per vero anche nei casi di acquisizioni societarie, la normativa federale prevede il possesso, da parte dell’acquirente, di determinati requisiti di “onorabilità” e di “solidità finanziaria”, sotto forma del semplice riconoscimento della reputazione goduta presso un singolo istituto di credito e di una fidejussione in favore della rispettiva Lega o Divisione, a garanzia dei soli “debiti sportivi scaduti per la stagione in corso nei confronti della F.I.G.C., delle Leghe, di società affiliate, dei tesserati, dei dipendenti, dei collaboratori addetti al settore sportivo con contratti ratificati dalla competente Lega e delle altre figure previste dalle Licenze Nazionali”. Tanto in sede ammissiva quanto in caso di cambi di proprietà, dunque, assumere quale requisito di solidità finanziaria ciò che al più può rappresentare un indice di liquidità di breve periodo pone a rischio quei valori di fondo del regolare svolgimento dei campionati e dell’equa competizione nei quali si sostanzia l’interesse generale a presidio del quale operano i controlli finanziari sui club.